
Ragionando da umani, pensiamo che finché non abbiamo informazioni chiare su qualcosa, questo non esista.
Siamo abituati a dare un’importanza relativa alle nostre sensazioni, cercando di approfondirle attraverso dati certi, e tendiamo a pensare che ciò che non è scientificamente provato abbia ben poco valore. Per cui partiamo dal presupposto che i cani “non sappiano” e “non capiscono” ciò che sta in questo periodo avvenendo.
Ma il comportamento dei cani, e probabilmente di tutti gli altri animali dotati di un certo tipo di apparati e funzioni, segue regole diverse dalle nostre.
I cani agiscono sulla spinta delle informazioni fornite dalle emozioni altrui che, elaborate, modificano le emozioni proprie.
L’ambiente esterno è valutato in “sicuro” o “non sicuro” in base alla chimica che trasmette, e a questa valutazione seguono determinate azioni, definite dal profilo caratteriale di ciascun soggetto e dal ruolo che tende ad assumere all’interno del suo gruppo di appartenenza.
Ciò significa che se anche un unico elemento è pure solo lievemente alterato nelle sue emozioni (e non serve che tali emozioni si esprimano attraverso comportamenti eclatanti, perché la loro presenza è rivelata dalla chimica prodotta da quel soggetto) l’intero gruppo ne prende atto e vi si adegua, mettendo in campo le competenze e le peculiarità di ogni singolo; e lo stesso vale per chi si incontra quando ci si reca all’esterno.
In questi giorni l’ambiente esterno (deserto e con poco traffico, e denso di emozioni ostili) è profondamente diverso dal solito, e diverse, in modo più o meno marcato, sono le emozioni con cui gli umani escono di casa.
Lo scambio di informazioni all’interno del branco misto di cani e umani diventa così un dialogo, in cui ciascuno esprime le sue valutazioni e il suo sentire, alla ricerca di un equilibrio che metta tutti i componenti nelle condizioni di stare il meglio possibile in quella determinata situazione.
Semplificando all’osso e generalizzando parecchio, giusto per fornire spunti riflessivi, senza voler dare spiegazioni esaustive o definire attraverso delle etichette realtà individuali e di gruppo complesse e ricche di infinite sfumature, e ricordando che al di là del ruolo ogni individuo è uguale solo a se stesso, alcuni comportamenti apparentemente incomprensibili possono risultare un poco più chiari grazie alle seguenti considerazioni.
I cani che per indole sono maggiormente portati a rivestire il ruolo di protettori sentono il bisogno di seguire ovunque il loro gruppo, a maggior ragione in situazioni in cui percepiscono esserci dei pericoli; percezione dettata dalle emozioni provate anche solo da un singolo elemento, che mette in allerta tutti gli altri.
Ad un cane con queste caratteristiche importa abbastanza poco dove si vada e cosa si faccia: la sua espressione di sé si realizza maggiormente offrendo la sua protezione in caso di bisogno.
Non faticherà troppo quindi a cambiare le abitudini, esplorando nuovi ambienti e modificando gli orari, o perlomeno riuscirà con maggiore facilità a trovare dentro di sè motivazioni sufficienti per farlo: la sua priorità è seguire il gruppo e affrontare le criticità.
I cani invece maggiormente portati a prendere decisioni possono reagire in modo diverso a seconda che si sentano più o meno bisognosi di protezione (e possano contare sulla protezione di cui hanno bisogno) quando affrontano condizioni ambientali mutate e che creano allarme.
Possono quindi valutare eccessivamente rischioso uscire perchè ritengono il pericolo percepito superiore alla capacità del gruppo di affrontarlo (e qui entrano in gioco, ancora una volta, le dinamiche emozionali con cui l’intero gruppo vive quella situazione), e quindi propongono di restare a casa; oppure, se l’uscita è inevitabile, cercano di ridurla allo stretto necessario, magari approfittando per raccogliere più informazioni possibili, aumentando così la propria capacità valutativa, ma sempre senza eccedere nell’affrontare i rischi.
In alternativa possono considerare il gruppo in grado di affrontare le condizioni esterne, e quindi non avranno alcun problema ad uscire; ma, in virtù della loro natura decisionista, potrebbero faticare ad accettare il cambiamento delle proprie abitudini imposto dalle eventuali restrizioni ministeriali, soprattutto se vivono in un ambiente frequentato da altri cani. Infatti le abitudini servono a delimitare un proprio territorio, spesso inevitabilmente condiviso con altri (e più o meno affollato a seconda delle situazioni) con i quali si definiscono delicati equilibri e chiarimenti attraverso le diverse forme di marcatura e, se è il caso, anche di sfida; invadere quindi territori nuovi significa andare a stravolgere l’equilibrio dell’intera mappa della zona, e i feedback dei titolari dei territori invasi potrebbero non essere troppo rassicuranti.
In questi casi la serenità e la solidità dell’umano che accompagna il cane è fondamentale per farlo sentire al sicuro e protetto; sentirsi in colpa, tentennare, farsi travolgere da frustrazione e senso di impotenza non lo aiuta affatto.
L’ascolto e la concertazione si basano sulla chiarezza nell’esprimere il proprio sentire, sulla volontà di comprendere le necessità dell’altro senza paura di far valere anche le proprie, sul mettere a disposizione del gruppo tutte le informazioni che si possiedono, sapendo dare a ciascuna il valore che merita, senza cinismo ma anche senza troppi indugi.
Non sottovalutiamo le capacità del nostro cane: le sue esigenze di specie vanno ben oltre il banale bisogno di sgambare.
Sta a noi dimostrare di essere all’altezza del ruolo che ci siamo assunti all’interno del nostro branco, qualunque esso sia; tenendo presente che tale ruolo muta al mutare degli eventi, a seconda di chi è l’elemento maggiormente predisposto a svolgerlo in ciascun frangente
Sono tempi difficili, per tutti; ma è proprio nella difficoltà che la famiglia cresce e si cementano i legami.