Quando ci troviamo in un luogo interessante e stimolante la nostra attenzione va ai particolari che più ci attirano, che suscitano la nostra curiosità, che generano in noi certe emozioni, sulle quali ci piace soffermarci.
Su alcuni dettagli sorvoliamo mentre ce ne sono altri che decidiamo di approfondire.
La maggior parte delle emozioni ci arriva attraverso la vista, e gli altri sensi tendono a fare più da corollario, aggiungendo informazioni che completano.
Se siamo colpiti da un profumo la prima cosa che facciamo è cercare con gli occhi la fonte, per godere di una bella immagine; e se il fiore che lo emana è scialbo e guardarlo non ci delizia un poco ne restiamo delusi, perchè il piacere principale ci arriva, appunto, dalla vista.
Per i cani la questione è diversa, e pur utilizzando spesso la vista come primo organo di attivazione (in senso cronologico), la maggior parte delle informazioni e degli stimoli arrivano attraverso l’elaborazione olfattiva (organo principale in senso di elezione), che richiede tempi molto lunghi e un assetto emozionale molto calmo e concentrato.
Il continuo spostarsi gli impedisce di soffermarsi il tempo necessario per approfondire la conoscenza del particolare che ha attirato la sua attenzione; in questo modo gli si impedisce di sviluppare la capacità osservativa e riflessiva, generando spesso una frustrazione che si esprime attraverso l’iper-attività, per cui sembra che sia il cane stesso a richiedere il movimento.
Ma se lo aiutiamo a rallentare, rallentando noi stessi, possiamo insieme scoprire che in pochi metri quadrati si possono vivere esperienze sublimi.
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