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La Margherita a.s.d.

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Veronica

Esplorando il Mondo

21 Aprile 2020 da Veronica

Quando ci troviamo in un luogo interessante e stimolante la nostra attenzione va ai particolari che più ci attirano, che suscitano la nostra curiosità, che generano in noi certe emozioni, sulle quali ci piace soffermarci.
Su alcuni dettagli sorvoliamo mentre ce ne sono altri che decidiamo di approfondire.
La maggior parte delle emozioni ci arriva attraverso la vista, e gli altri sensi tendono a fare più da corollario, aggiungendo informazioni che completano.
Se siamo colpiti da un profumo la prima cosa che facciamo è cercare con gli occhi la fonte, per godere di una bella immagine; e se il fiore che lo emana è scialbo e guardarlo non ci delizia un poco ne restiamo delusi, perchè il piacere principale ci arriva, appunto, dalla vista.
Per i cani la questione è diversa, e pur utilizzando spesso la vista come primo organo di attivazione (in senso cronologico), la maggior parte delle informazioni e degli stimoli arrivano attraverso l’elaborazione olfattiva (organo principale in senso di elezione), che richiede tempi molto lunghi e un assetto emozionale molto calmo e concentrato.
Il continuo spostarsi gli impedisce di soffermarsi il tempo necessario per approfondire la conoscenza del particolare che ha attirato la sua attenzione; in questo modo gli si impedisce di sviluppare la capacità osservativa e riflessiva, generando spesso una frustrazione che si esprime attraverso l’iper-attività, per cui sembra che sia il cane stesso a richiedere il movimento.
Ma se lo aiutiamo a rallentare, rallentando noi stessi, possiamo insieme scoprire che in pochi metri quadrati si possono vivere esperienze sublimi.

Archiviato in:Coronavirus, Riflessioni

I Cani al Tempo del Coronavirus (ma non solo)

21 Aprile 2020 da Veronica

Ragionando da umani, pensiamo che finché non abbiamo informazioni chiare su qualcosa, questo non esista.
Siamo abituati a dare un’importanza relativa alle nostre sensazioni, cercando di approfondirle attraverso dati certi, e tendiamo a pensare che ciò che non è scientificamente provato abbia ben poco valore. Per cui partiamo dal presupposto che i cani “non sappiano” e “non capiscono” ciò che sta in questo periodo avvenendo.
Ma il comportamento dei cani, e probabilmente di tutti gli altri animali dotati di un certo tipo di apparati e funzioni, segue regole diverse dalle nostre.
I cani agiscono sulla spinta delle informazioni fornite dalle emozioni altrui che, elaborate, modificano le emozioni proprie.
L’ambiente esterno è valutato in “sicuro” o “non sicuro” in base alla chimica che trasmette, e a questa valutazione seguono determinate azioni, definite dal profilo caratteriale di ciascun soggetto e dal ruolo che tende ad assumere all’interno del suo gruppo di appartenenza.

Ciò significa che se anche un unico elemento è pure solo lievemente alterato nelle sue emozioni (e non serve che tali emozioni si esprimano attraverso comportamenti eclatanti, perché la loro presenza è rivelata dalla chimica prodotta da quel soggetto) l’intero gruppo ne prende atto e vi si adegua, mettendo in campo le competenze e le peculiarità di ogni singolo; e lo stesso vale per chi si incontra quando ci si reca all’esterno.

In questi giorni l’ambiente esterno (deserto e con poco traffico, e denso di emozioni ostili) è profondamente diverso dal solito, e diverse, in modo più o meno marcato, sono le emozioni con cui gli umani escono di casa.
Lo scambio di informazioni all’interno del branco misto di cani e umani diventa così un dialogo, in cui ciascuno esprime le sue valutazioni e il suo sentire, alla ricerca di un equilibrio che metta tutti i componenti nelle condizioni di stare il meglio possibile in quella determinata situazione.

Semplificando all’osso e generalizzando parecchio, giusto per fornire spunti riflessivi, senza voler dare spiegazioni esaustive o definire attraverso delle etichette realtà individuali e di gruppo complesse e ricche di infinite sfumature, e ricordando che al di là del ruolo ogni individuo è uguale solo a se stesso, alcuni comportamenti apparentemente incomprensibili possono risultare un poco più chiari grazie alle seguenti considerazioni.

I cani che per indole sono maggiormente portati a rivestire il ruolo di protettori sentono il bisogno di seguire ovunque il loro gruppo, a maggior ragione in situazioni in cui percepiscono esserci dei pericoli; percezione dettata dalle emozioni provate anche solo da un singolo elemento, che mette in allerta tutti gli altri.
Ad un cane con queste caratteristiche importa abbastanza poco dove si vada e cosa si faccia: la sua espressione di sé si realizza maggiormente offrendo la sua protezione in caso di bisogno.
Non faticherà troppo quindi a cambiare le abitudini, esplorando nuovi ambienti e modificando gli orari, o perlomeno riuscirà con maggiore facilità a trovare dentro di sè motivazioni sufficienti per farlo: la sua priorità è seguire il gruppo e affrontare le criticità.

I cani invece maggiormente portati a prendere decisioni possono reagire in modo diverso a seconda che si sentano più o meno bisognosi di protezione (e possano contare sulla protezione di cui hanno bisogno) quando affrontano condizioni ambientali mutate e che creano allarme.
Possono quindi valutare eccessivamente rischioso uscire perchè ritengono il pericolo percepito superiore alla capacità del gruppo di affrontarlo (e qui entrano in gioco, ancora una volta, le dinamiche emozionali con cui l’intero gruppo vive quella situazione), e quindi propongono di restare a casa; oppure, se l’uscita è inevitabile, cercano di ridurla allo stretto necessario, magari approfittando per raccogliere più informazioni possibili, aumentando così la propria capacità valutativa, ma sempre senza eccedere nell’affrontare i rischi.
In alternativa possono considerare il gruppo in grado di affrontare le condizioni esterne, e quindi non avranno alcun problema ad uscire; ma, in virtù della loro natura decisionista, potrebbero faticare ad accettare il cambiamento delle proprie abitudini imposto dalle eventuali restrizioni ministeriali, soprattutto se vivono in un ambiente frequentato da altri cani. Infatti le abitudini servono a delimitare un proprio territorio, spesso inevitabilmente condiviso con altri (e più o meno affollato a seconda delle situazioni) con i quali si definiscono delicati equilibri e chiarimenti attraverso le diverse forme di marcatura e, se è il caso, anche di sfida; invadere quindi territori nuovi significa andare a stravolgere l’equilibrio dell’intera mappa della zona, e i feedback dei titolari dei territori invasi potrebbero non essere troppo rassicuranti.
In questi casi la serenità e la solidità dell’umano che accompagna il cane è fondamentale per farlo sentire al sicuro e protetto; sentirsi in colpa, tentennare, farsi travolgere da frustrazione e senso di impotenza non lo aiuta affatto.

L’ascolto e la concertazione si basano sulla chiarezza nell’esprimere il proprio sentire, sulla volontà di comprendere le necessità dell’altro senza paura di far valere anche le proprie, sul mettere a disposizione del gruppo tutte le informazioni che si possiedono, sapendo dare a ciascuna il valore che merita, senza cinismo ma anche senza troppi indugi.

Non sottovalutiamo le capacità del nostro cane: le sue esigenze di specie vanno ben oltre il banale bisogno di sgambare.

Sta a noi dimostrare di essere all’altezza del ruolo che ci siamo assunti all’interno del nostro branco, qualunque esso sia; tenendo presente che tale ruolo muta al mutare degli eventi, a seconda di chi è l’elemento maggiormente predisposto a svolgerlo in ciascun frangente

Sono tempi difficili, per tutti; ma è proprio nella difficoltà che la famiglia cresce e si cementano i legami.

Archiviato in:Coronavirus, Riflessioni

L’Essenza Selvaggia del Cane

21 Aprile 2020 da Veronica

Non dobbiamo mai dimenticare che per un cane controllare, vigilare, proteggersi e proteggere, così come ricercare cibo, osservare ogni movimento, verificare i confini… sono azioni normali e quotidiane, essenza di una vita che in ogni istante è selvatica e selvaggia, e non smette mai di esserlo neppure quando riposa su un cuscino o passeggia per le vie del quartiere.

Archiviato in:Riflessioni

Il Cane e il Suo Territorio

21 Aprile 2020 da Veronica

La quotidianità di un cane si svolge all’interno di un territorio in cui si sente a suo agio, al sicuro.
Occuparsene per lui significa verificarne lo stato, ribadire i diritti che vi può esercitare, osservarne gli eventuali cambiamenti e analizzare le conseguenze di tali cambiamenti, mantenere gli equilibri nelle relazioni con conspecifici ed eterospecifici che a loro volta lo frequentano, prendendo atto dei punti critici e delle opportunità che presenta.
Ogni singola marcatura ha un suo costo, perchè per produrla è necessario cercare di raggiungere l’assetto emozionale più opportuno da comunicare a chi la incontrerà sul suo cammino.
Per vantare dei diritti su uno spazio, un cane deve utilizzarlo con frequenza, svolgervi le sue attività, proteggerlo dalle invasioni dei competitori, prendersene cura, sentirlo familiare e muovervisi con disinvoltura.
Un territorio troppo ampio e complesso, occupato regolarmente anche da competitori che potrebbero risultare eccessivamente impegnativi, può rivelarsi per un cane, soprattutto se non vi si muove in gruppo, uno scacco troppo grande, ed è questo un fattore di cui bisogna tener conto quando impostiamo le nostre uscite.
Col nostro avanzare gli indichiamo, quasi sempre inconsapevolmente, la dimensione del territorio che intendiamo gestire; ma un cane da solo, se non è particolarmente vocato all’esplorazione e alla scoperta di nuove opportunità, potrebbe sentirsi aggravato di un onere maggiore di quanto le sue potenzialità gli consentano.
Da qui, quindi, potrebbe derivare la frenesia con cui spesso si può notare il muoversi nello spazio di alcuni individui, la loro eccessiva eccitazione e la loro difficoltà a concentrarsi su attività funzionali e strutturate.
E’ importante dunque domandarci se l’incidere in avanti sia realmente una proposta del cane e non, invece, un’intenzione principalmente nostra, di cui egli, con la tendenza ad assecondare le decisioni del gruppo che spesso si riscontra in questa specie, finisce col farsi carico.

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La Vita è un Problem Solving

20 Aprile 2020 da Veronica

Amavo molto i giochi di attivazione mentale per i cani; ne avevo diversi, di vari livelli di difficoltà, colorati e bellissimi.
Il mio archivio è pieno di foto e video superlativi, in cui ammirata osservavo la velocità e la famosa COMPETENZA con cui, accompagnati dai miei gridolini esterrefatti e dai miei battiti di mani compiaciuti, i miei cani aprivano scatole e scatolette con le zampe, spostavano cilindri con il muso, tiravano corde con i denti, ecc.
Poi un giorno, quando i miei cani hanno cominciato ad insegnarmi come si sta al mondo, mi sono chiesta: “Cosa pensano loro di me, quando vedono che decido di nascondere del cibo anziché offrirglielo e condividerlo? Quale posizione ritengono che io ricopra all’interno del nostro gruppo se anziché concorrere alla risoluzione di una situazione complessa partecipo alla realizzazione della complessità stessa?”
Per quanto cerchi di ricordare non ho mai visto un cane rendere la vita più complicata ad un altro cane, a meno che non intendesse comunicargli che non era il benvenuto.
Ho, invece, osservato molte volte, tra cani uniti e affiatati, comportamenti che offrono aiuto e sostegno, agevolazione nelle difficoltà e suggerimento di soluzioni utili.
Davvero pensiamo che il cane non si renda conto che quel cibo nella scatola lo mettiamo noi? che i suoi occhi e il suo naso non gli sappiano fornire informazioni utili in tal senso?
Da quel momento ho preferito così condividere il cibo o contribuire a cercarlo ma senza costruire scacchi, che ci pensa già la vita a proporli di suo; e scovare invece occasioni stimolanti per tutti, dalle quali poter uscire grazie ad azioni concertate, in cui le abilità di ciascuno trovino un valido impiego; meno appariscenti e spettacolari, meno invitanti per l’occhio umano ma maggiormente calate in una realtà concreta e ricca di significati veri, utili e funzionali per tutti, come ad esempio trovare il punto più sicuro e il momento giusto per attraversare una strada e raggiungere il campo dove sono rintanate le talpe; oppure scegliere insieme il luogo migliore in cui stendersi all’ombra e riposare; o ancora trovare il guado accessibile a tutti per raggiungere la riva opposta di un corso d’acqua.
E ogni volta che mi viene la tentazione di mettere i cani sotto scacco con l’intenzione di mantenere attive le loro menti penso che in molte situazioni la loro mente è molto più attiva della mia, eppure l’idea di attivarmi mentalmente a loro non li sfiora minimamente, perchè non sentono alcun bisogno di porsi su un livello più alto del mio.
Ho scelto di far parte di una squadra, e il mio compito non è creare scacchi, ma contribuire a risolverli.

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