• Passa al contenuto principale

La Margherita a.s.d.

per costruire la relazione con il tuo cane

  • Cosa facciamo
    • Consulenze personalizzate
    • Consulenze Full immersion
    • Alla ricerca dell’equilibrio
    • Esperienze di gruppo
    • Seminari
  • Seminari ed Eventi
    • Calendario Seminari
    • Storico seminari
  • Blog
  • Chi siamo
    • Veronica Papa
    • Natascia Botter
    • Il Branco
    • Centro cinofilo “La Margherita”
  • Contatti

Coronavirus

Il mondo visto dall’altra parte

26 Aprile 2020 da SVeronica

Siamo una generazione che ha conosciuto ben poco la necessità di stare all’erta e di essere prudenti nel semplice atto di uscire di casa.
Per questo motivo abbiamo sempre fatto fatica a comprendere ciò che per tutti gli altri animali è cosa assolutamente ovvia e naturale: e cioè che si è al sicuro e ci si può rilassare solo quando si è in tana, e che nel mondo ci si va con accortezza e con un occhio sempre attento all’autoconservazione e alla protezione di chi ci è caro.
Ora anche noi viviamo la sensazione di non essere invincibili, e dobbiamo guardare in faccia i nostri predatori, non potendo più fingere che non esistano.
Per sentirci al sicuro dobbiamo, in questi giorni, mettere il naso fuori di casa il meno possibile e allontanarci poco, restando all’interno di un territorio limitato alla nostra capacità di controllo, e chi sa mettersi in ascolto ed è mosso dalla voglia di sperimentare sta scoprendo quanto estraneo e sconosciuto sia spesso il mondo appena fuori dal proprio uscio.
La necessità che attualmente stiamo sperimentando di dover limitare i rapporti con individui estranei al nucleo familiare diventa salvaguardia della nostra possibilità di sopravvivere, esattamente come per tutte le altre specie, per le quali il distanziamento sociale (ovviamente tra soggetti appartenenti a branchi diversi) è naturalmente incoraggiato dalla pressione ambientale, in quanto riduce, tra le altre cose, il rischio di contagi in caso di epidemie.

La nostra cultura ci ha portati a superare alcuni limiti e a vivere con estrema disinvoltura condizioni ambientali e stili di vita che per altri animali non sono affatto espressione naturale.
Quando parliamo di animalità dobbiamo mettere in conto che essa è anche e soprattutto questo: è diffidenza, attenzione continua, prudenza, capacità di essere invisibili, tempismo, saper cogliere le opportunità.
Animalità non è scorrazzare per i boschi senza alcuna prudenza, ma allontanarsi dalla tana solo quando necessario; non è ridurre le distanze con chiunque, ma studiare gli altri con attenzione, valutando la loro capacità di impostare un incontro senza rischi; non è rilassarsi e abbandonare ogni forma di controllo, ma investigare, affermarsi, studiare mappe territoriali e spazi condivisi, cercare cibo, consolidare alleanze.

Per noi umani dover rinunciare (temo inevitabilmente per almeno un certo periodo) alla facilità di movimento e imparare a convivere con questo nuovo stile sarà molto difficile e doloroso.
Ma sono convinta che i nostri cani siano molto più attrezzati di noi per vivere con tranquillità il particolare momento storico che ci attende; a dire il vero, penso che questa sia esattamente la loro vera dimensione.

Archiviato in:Coronavirus, Riflessioni

Esplorando il Mondo

21 Aprile 2020 da Veronica

Quando ci troviamo in un luogo interessante e stimolante la nostra attenzione va ai particolari che più ci attirano, che suscitano la nostra curiosità, che generano in noi certe emozioni, sulle quali ci piace soffermarci.
Su alcuni dettagli sorvoliamo mentre ce ne sono altri che decidiamo di approfondire.
La maggior parte delle emozioni ci arriva attraverso la vista, e gli altri sensi tendono a fare più da corollario, aggiungendo informazioni che completano.
Se siamo colpiti da un profumo la prima cosa che facciamo è cercare con gli occhi la fonte, per godere di una bella immagine; e se il fiore che lo emana è scialbo e guardarlo non ci delizia un poco ne restiamo delusi, perchè il piacere principale ci arriva, appunto, dalla vista.
Per i cani la questione è diversa, e pur utilizzando spesso la vista come primo organo di attivazione (in senso cronologico), la maggior parte delle informazioni e degli stimoli arrivano attraverso l’elaborazione olfattiva (organo principale in senso di elezione), che richiede tempi molto lunghi e un assetto emozionale molto calmo e concentrato.
Il continuo spostarsi gli impedisce di soffermarsi il tempo necessario per approfondire la conoscenza del particolare che ha attirato la sua attenzione; in questo modo gli si impedisce di sviluppare la capacità osservativa e riflessiva, generando spesso una frustrazione che si esprime attraverso l’iper-attività, per cui sembra che sia il cane stesso a richiedere il movimento.
Ma se lo aiutiamo a rallentare, rallentando noi stessi, possiamo insieme scoprire che in pochi metri quadrati si possono vivere esperienze sublimi.

Archiviato in:Coronavirus, Riflessioni

I Cani al Tempo del Coronavirus (ma non solo)

21 Aprile 2020 da Veronica

Ragionando da umani, pensiamo che finché non abbiamo informazioni chiare su qualcosa, questo non esista.
Siamo abituati a dare un’importanza relativa alle nostre sensazioni, cercando di approfondirle attraverso dati certi, e tendiamo a pensare che ciò che non è scientificamente provato abbia ben poco valore. Per cui partiamo dal presupposto che i cani “non sappiano” e “non capiscono” ciò che sta in questo periodo avvenendo.
Ma il comportamento dei cani, e probabilmente di tutti gli altri animali dotati di un certo tipo di apparati e funzioni, segue regole diverse dalle nostre.
I cani agiscono sulla spinta delle informazioni fornite dalle emozioni altrui che, elaborate, modificano le emozioni proprie.
L’ambiente esterno è valutato in “sicuro” o “non sicuro” in base alla chimica che trasmette, e a questa valutazione seguono determinate azioni, definite dal profilo caratteriale di ciascun soggetto e dal ruolo che tende ad assumere all’interno del suo gruppo di appartenenza.

Ciò significa che se anche un unico elemento è pure solo lievemente alterato nelle sue emozioni (e non serve che tali emozioni si esprimano attraverso comportamenti eclatanti, perché la loro presenza è rivelata dalla chimica prodotta da quel soggetto) l’intero gruppo ne prende atto e vi si adegua, mettendo in campo le competenze e le peculiarità di ogni singolo; e lo stesso vale per chi si incontra quando ci si reca all’esterno.

In questi giorni l’ambiente esterno (deserto e con poco traffico, e denso di emozioni ostili) è profondamente diverso dal solito, e diverse, in modo più o meno marcato, sono le emozioni con cui gli umani escono di casa.
Lo scambio di informazioni all’interno del branco misto di cani e umani diventa così un dialogo, in cui ciascuno esprime le sue valutazioni e il suo sentire, alla ricerca di un equilibrio che metta tutti i componenti nelle condizioni di stare il meglio possibile in quella determinata situazione.

Semplificando all’osso e generalizzando parecchio, giusto per fornire spunti riflessivi, senza voler dare spiegazioni esaustive o definire attraverso delle etichette realtà individuali e di gruppo complesse e ricche di infinite sfumature, e ricordando che al di là del ruolo ogni individuo è uguale solo a se stesso, alcuni comportamenti apparentemente incomprensibili possono risultare un poco più chiari grazie alle seguenti considerazioni.

I cani che per indole sono maggiormente portati a rivestire il ruolo di protettori sentono il bisogno di seguire ovunque il loro gruppo, a maggior ragione in situazioni in cui percepiscono esserci dei pericoli; percezione dettata dalle emozioni provate anche solo da un singolo elemento, che mette in allerta tutti gli altri.
Ad un cane con queste caratteristiche importa abbastanza poco dove si vada e cosa si faccia: la sua espressione di sé si realizza maggiormente offrendo la sua protezione in caso di bisogno.
Non faticherà troppo quindi a cambiare le abitudini, esplorando nuovi ambienti e modificando gli orari, o perlomeno riuscirà con maggiore facilità a trovare dentro di sè motivazioni sufficienti per farlo: la sua priorità è seguire il gruppo e affrontare le criticità.

I cani invece maggiormente portati a prendere decisioni possono reagire in modo diverso a seconda che si sentano più o meno bisognosi di protezione (e possano contare sulla protezione di cui hanno bisogno) quando affrontano condizioni ambientali mutate e che creano allarme.
Possono quindi valutare eccessivamente rischioso uscire perchè ritengono il pericolo percepito superiore alla capacità del gruppo di affrontarlo (e qui entrano in gioco, ancora una volta, le dinamiche emozionali con cui l’intero gruppo vive quella situazione), e quindi propongono di restare a casa; oppure, se l’uscita è inevitabile, cercano di ridurla allo stretto necessario, magari approfittando per raccogliere più informazioni possibili, aumentando così la propria capacità valutativa, ma sempre senza eccedere nell’affrontare i rischi.
In alternativa possono considerare il gruppo in grado di affrontare le condizioni esterne, e quindi non avranno alcun problema ad uscire; ma, in virtù della loro natura decisionista, potrebbero faticare ad accettare il cambiamento delle proprie abitudini imposto dalle eventuali restrizioni ministeriali, soprattutto se vivono in un ambiente frequentato da altri cani. Infatti le abitudini servono a delimitare un proprio territorio, spesso inevitabilmente condiviso con altri (e più o meno affollato a seconda delle situazioni) con i quali si definiscono delicati equilibri e chiarimenti attraverso le diverse forme di marcatura e, se è il caso, anche di sfida; invadere quindi territori nuovi significa andare a stravolgere l’equilibrio dell’intera mappa della zona, e i feedback dei titolari dei territori invasi potrebbero non essere troppo rassicuranti.
In questi casi la serenità e la solidità dell’umano che accompagna il cane è fondamentale per farlo sentire al sicuro e protetto; sentirsi in colpa, tentennare, farsi travolgere da frustrazione e senso di impotenza non lo aiuta affatto.

L’ascolto e la concertazione si basano sulla chiarezza nell’esprimere il proprio sentire, sulla volontà di comprendere le necessità dell’altro senza paura di far valere anche le proprie, sul mettere a disposizione del gruppo tutte le informazioni che si possiedono, sapendo dare a ciascuna il valore che merita, senza cinismo ma anche senza troppi indugi.

Non sottovalutiamo le capacità del nostro cane: le sue esigenze di specie vanno ben oltre il banale bisogno di sgambare.

Sta a noi dimostrare di essere all’altezza del ruolo che ci siamo assunti all’interno del nostro branco, qualunque esso sia; tenendo presente che tale ruolo muta al mutare degli eventi, a seconda di chi è l’elemento maggiormente predisposto a svolgerlo in ciascun frangente

Sono tempi difficili, per tutti; ma è proprio nella difficoltà che la famiglia cresce e si cementano i legami.

Archiviato in:Coronavirus, Riflessioni

  • Privacy Policy
  • Cookie Policy

Associazione Cinofila "La Margherita" a.s.d.

Via Piavon 3233 - 30022 Ceggia (Venezia) - Cod.Fisc. 93931660272 - P.Iva 04075870271

Associazione Sportiva Dilettantistica - Iscrizione al Registro C.O.N.I. n.73536

cell.: 340-7620066 - email: veronica.papa@lamargheritaasd.it



2019 · Tutti i diritti sono riservati · Design e sviluppo a cura di A.M. e V.P.